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TURBOLENZE DEMOCRATICHE
MICHELE FERRELLI
“Il Pd si è avviato verso il fallimento e ormai non è più la formazione politica alla quale ho aderito”. Così Paola Binetti, senatrice teodem delle file democrats, ha consegnato alle colonne del quotidiano “La Stampa” la sua dura reprimenda nei confronti della scuderia alla quale, sia pur con diversi tentennamenti e più di una presa di posizione in controtendenza, è appartenuta. Finora. Nota per le sue posizioni cattolico-integraliste, deve aver avuto un bel sussulto quando il suo partito si è accodato alla candidatura “spontanea” di Emma Bonino alla Regione Lazio. “Il Pd ha abdicato a ogni forma di leadership culturale, consegnandosi a quella radicale. È ancora quello che conoscevo o è un oggetto geneticamente modificato? Ho chiesto di sapere, ma le risposte ancora non mi sono state date. Ne trarrò le conseguenze”. Nel corso dell’intervista, che ha il non vago sapor dell’addio, la numeraria dell’Opus Dei ha sottolineato “il forte e crescente disagio” dei colleghi di cordata Castagnetti, Merlo e Garavaglia, testimonianza inequivocabile di una “crisi profonda” del Nazareno, troppo poco sensibile alle istanze clericali. Che fa il paio con le defezioni già formalizzate verso la rutelliana Alleanza per l’Italia di esponenti neocentristi, per anni “ospitati” nel contenitore di veltroniano conio. Direzione di rotta? Un Grande Centro liftato, per ora in formato bonsai, almeno stando ai sondaggi, sotto la guida del “coraggioso” ex sindaco capitolino e del bello e astuto genero di Caltagirone. Il duo di bellimbusti nostrani non nasconde di voler sbullonare l’attuale bipolarismo per sostituirlo con un nuovo assetto neodemoliberale che otterrebbe il plauso del Cupolone e di viale dell’Astronomia, una volta che Berlusconi sarà fuori dall’agone politico. In attesa che i finiani battano un colpo e magari anche Tonino Di Pietro, “paraculescamente” vestitosi di rosso per calamitare il voto di una sinistra rimasta priva di rappresentanza parlamentare, che continua imperterrita a mortificare il suo elettorato a colpi di piccole beghe da condominio. L’obiettivo è la costruzione di una nuova grande casa dei moderati, edificata a tutela dei sacri valori della famiglia, della chiesa. E dell’impresa, of course. Cilicio a parte, Bersani avrà un bel po’ di grattacapi. Dopo le primarie in Puglia, i malumori della base e le esternazioni critiche di Chiamparino e soci, è l’incubo elezioni a turbargli il sonno. I quattro milioni di voti persi non sono facilmente recuperabili se non si mette mano al programma per un ridisegno strategico delle alleanze e delle prospettive politiche. Ma il “nuovo Ulivo” caldeggiato dal sindaco di Torino sembra di difficile realizzazione, tanto più che le contraddizioni in seno a questa coalizione sono già esplose nelle passate esperienze di governo, dove si è vista concretamente l’impossibilità di tenere insieme parrocchie troppo diverse. In più, l’ostinazione a corteggiare l’Udc si sta ritorcendo contro la segreteria stessa. I risultati non arrivano e il popolo, quando si esprime, lo fa in una direzione opposta ai desiderata del coté dalemiano. Gli avversari interni poi, aspettando il momento propizio, si organizzano per far pesare le scelte perdenti di chi attualmente siede in “sala macchine”. Quanto ai “guastatori” dell’Idv, un giorno sì e l’altro pure urlano e berciano contro l’immobilismo piddino, autoproclamandosi l’unica vera alternativa a Berlusconi. Nel frattempo Vendola e De Magistris, galeotta è stata la presentazione di un libro dell’ex pm di Catanzaro, si sono incontrati e annusati. Ne è nata una dichiarazione comune d’intenti: “trovare formule e linguaggi per collaborare e lavorare insieme” ad un nuovo progetto comune della sinistra che rifugga dalle “alchimie politiche costruite nei salotti”. I tempi non sono ancora maturi e i due “spasimanti” spesso in passato hanno avuto opinioni e approcci divergenti su molti temi, primo tra tutti quello della giustizia. L’ex magistrato imbrillantinato afferma di voler andare oltre la questione morale per sconfiggere il berlusconismo sul piano culturale. Parole d’ordine, partecipazione della gente e trasparenza dell'azione politica. Il governatore uscente della Puglia, galvanizzato dal consenso bulgaro ottenuto alle primarie, nonostante il fraseggio barocco e un atteggiamento troppo buonista su alcune questioni, trae dal basso il suo carisma e la sua legittimazione e sembra essere della partita. E’ un po’ una strana coppia, ma se son rose fioriranno.
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