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CIAO RAGAZZI !
Michele FERRELLI
“Se c'è rischio valanghe perchè uscire dalle piste che sono segnate e controllate?”. Così ha ruggito a microfoni accesi Guido Bertolaso, giunto in mattinata a Canazei per prendere parte alle esequie dei quattro soccorritori volontari dell’Aiut Alpin Dolomites, sepolti da una slavina durante un’operazione di ricerca di due alpinisti friulani ritrovati poi morti sul massiccio trentino del Pordoi. “Quando sono state fatte le leggi per allacciarsi le cinture in auto o indossare il casco in moto o per non fumare nei luoghi pubblici – ha rincarato la dose il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio - mi pare che queste regole siano state rispettate. Ci sono alcune disposizioni codificate e altre no, ma sono suggerite dal buon senso”. Virtù assai rara, appannaggio di pochi, verrebbe da aggiungere. Nella nota località sciistica della Val di Fassa gli edifici pubblici già da ieri sono listati a lutto e le luminarie natalizie non rischiarano più i tetti lignei rivestiti della neve fresca caduta abbondantemente in queste ultime ore. Diego Perathoner, Erwin Riz, Alex Dantone e Luca Prinoth se ne sono andati. Abbiamo visto i loro volti sorridenti campeggiare sulle pagine di tutti i giornali, con didascalie che ci hanno restituito l’immagine di persone giovani, laboriose, genuine. Celibi e padri di famiglia, guide alpine per vocazione, maestri di sci, arrampicatori. Uomini che hanno consacrato la loro vita alla montagna. A quella stessa montagna che se li è portati via a tradimento il giorno di Santo Stefano, durante un’azione di salvataggio. La squadra di soccorso, formata da sette elementi, è partita intorno alle 18 del 26 dicembre, malgrado fosse già buio, per andare alla ricerca dei turisti dispersi. Dopo aver raggiunto in elicottero il rifugio Forcella, si è calata con gli sci verso la Val Lasties. All’improvviso però, dall'alto della parete, è precipitato un gigantesco costone di neve che ne ha travolto quattro membri, sommergendoli e trascinandoli per 400 metri in direzione fondovalle. Gli altri tre, invece, solamente sfiorati dalla marea nevosa e miracolosamente incolumi, hanno immediatamente dato l’allarme. Lo sfogo di Bertolaso è motivato, non c’è ombra di dubbio. Se i bollettini meteorologici parlano di rischio valanghe 4 su una scala che va da 1 a 5, l’unica decisione plausibile è quella di non sfidare la sorte e rintanarsi in un bel rifugio, magari ristorati dal caldo aroma di un buon vin brulè. Se invece si decide di uscire, per giunta non equipaggiati con tutti i dispositivi previsti per questo genere di escursioni ad alto rischio, si dà prova di totale incoscienza. E così è stato per Fabio Baron, di Udine, e Diego Andreatta di Palmanova, entrambi sprovvisti dello strumento ricetrasmittente di segnalazione, solitamente indossato per consentire una rapida localizzazione in caso di incidenti di questo tipo. Ognuno è o dovrebbe essere libero di disporre della propria vita come meglio crede. Della propria. E non di quella altrui. Mentre redigo questo articolo, nel piccolo centro ladino si stanno celebrando i funerali di Diego, Erwin, Max e Luca, alla presenza di rappresentanti delle istituzioni e di tanta, ma tante gente comune. Montanari, fieri di esserlo, composti nel dolore che in questi giorni ha dilaniato la loro comunità. Da ore impegnati in un’interminabile processione verso la camera ardente, allestita in un garage della Protezione Civile ad Alba. Un abbraccio, una carezza ai bambini, una parola di conforto alle giovani mogli e agli anziani genitori. Pronti, feretri in spalla, ad accompagnare i loro compaesani nell’ultimo viaggio, quello verso il riposo eterno in qualche piccolo cimitero che punteggia la valle. Di quelli con le croci in ferro battuto, disposte intorno al perimetro di chiesette gotiche con campanile a punta, caratteristiche di questi magici luoghi. Silenziosi, raccolti, ricoperti da una spessa coltre di neve. Una neve che può soffocare, ma anche proteggere.
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