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PAGHI ZERO PRENDI TRE
Michele FERRELLI
Ognuno agisce come può, seguendo la propria indole. C’è chi si illude di avere a cuore le sorti degli ecosistemi tenendo il ditino mignolo rigorosamente alzato e ostentando una raffinatezza da borgatara ripulita, tra una conferenza e l’altra in difesa dell’unicorno dalla criniera smeralda. E chi, invece, lavora un po’ più di fantasia, inserendosi in circuiti “altri” dal modello imperante dell’“usa e getta quanto più puoi e quanto prima puoi”, variante plebea del mantra del terzo millennio “consumare per produrre di più e far ripartire l’economia”. Qualche giorno fa sul sito del quotidiano “La Repubblica” mi sono imbattuto in un articolo di Rosaria Amato sul fenomeno dei freeshop Kostnix, negozi dove si può acquistare della merce senza corrispondere denaro. Il fenomeno ha preso forma pochi anni fa in Belgio e Olanda e si è avvicinato alle frontiere dello Stivale grazie all’iniziativa di una giovane trentina, Valentina Callovi, che a Innsbruck ha aperto un punto vendita aderente a questa filosofia. Sintetizzando, si entra, si girovaga tra gli scaffali e si prende gratuitamente quel che si vuole, fino a un massimo di tre pezzi. Senza esibire moduli sull’indice di capacità contributiva come quelli di casa nostra, da cui giovani matricole universitarie con scriminatura alla moda e Smart d’ordinanza risultano essere rampolli di contribuenti a imponibile zero. Acquirenti a gratis dunque, indipendentemente dal reddito, a patto che non si rivenda in nessun caso quanto prelevato. I prodotti provengono dalla catena dell’usato, il lavoro dei commessi è volontario e l’affitto del locale è coperto attraverso eventi musicali, piccole kermesse enogastronomiche, offerte di simpatizzanti e versamenti provenienti dalle casse dei Tiroler Grunen, i Verdi tirolesi. Lo spettro di articoli spazia dai libri ai giocattoli, dagli utensili per la casa alle moderne diavolerie digitali. Perché, parole citate testualmente dal sito Internet “ognuno può prendere l’oggetto che gli/le è utile”, anche solo “in senso estetico. In cambio non viene chiesto un compenso”, ma chi vuole può portare qualcosa che non utilizza. Il Kostnix, dal tedesco “costa niente”, è un vero e proprio “progetto politico per contrastare la società dei consumi e sostenere un approccio più cosciente con le risorse”. Meno produzione, meno monnezza e meno lavoro. Appare certamente assai arduo pensare di riproporre su scala planetaria un esperimento di questa portata. Senza contare che prima o poi il gioco imploderebbe su se stesso, a esaurimento scorte di cianfrusaglie. Il vecchio esiste perché, più o meno in là nel tempo, è stato nuovo, fulgido e fiammante. Ma è anche vero che la rapida deperibilità è diventato il leitmotiv che guida i nostri stili di vita e questo, alla lunga, ci ha condotto sull’orlo del baratro. La mania del ricambio continuo di ciò che non è più cool, orrido anglismo tanto caro ai beotini meneghini che avidamente strusciano su e giù per Monte Napoleone, quanto ai tanti cloni di ogni latitudine, non è più sostenibile. Prima o poi si raggiungerà la saturazione. E a quel punto saranno guai seri. Parafrasando Massimo Fini, potremmo dire “meditate, suorine sviluppiste, meditate”.
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