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ERRATA-CORRIGE
Michele FERRELLI
Dopo anni e anni di panegirici e sperticate lodi dell’American Way of Life, tutto ad un tratto il Divo Giulio della Terza Repubblica fa dietrofront e si corregge, sparandola davvero grossa. Ma grossa grossa. Lanciando un “bestemmione” antiglobal che neanche lo scapigliato Luca Casarini avrebbe osato pronunciare. Milano, convegno della BNP, banca meneghina, presenti in platea i pezzi da novanta del terziario e industria, oltre ai segretari generali della Triplice. Tema del convegno la partecipazione dei lavoratori all’azionariato d’impresa. “Non credo – ha esordito ad un certo punto del suo intervento il titolare di via XX settembre - che la mobilità sia di per sè un valore. Per una struttura sociale come la nostra, il posto fisso è la base su cui costruire una famiglia. La stabilità del lavoro è alla base della stabilità sociale”. Epifani ha sfottuto causticamente con un “vallo a dire a Confindustria”, Bonanni e Angeletti si sono detti positivamente sorpresi da questa improvvisa virata di buon senso, consonante con le loro posizioni. Roba da tessera ad honorem. Al sarcasmo pungente di quel che resta della sinistra in ordine sparso, ha fatto da contraltare la inaspettata difesa del premier Dr. Jekyll, quello che si è affrettato a sottoscrivere come suo stesso pensiero il repentino mutamento di rotta caldeggiato dal superministro. E che al contempo, novello Mr.Hyde, faceva blindare a Montecitorio l’articolo 16 comma 1 del decreto scuola, per bloccare ogni possibilità di trasformazione in tempo indeterminato degli anni di lavoro precario prestato dal personale docente. Pericolo scongiurato in extremis, con la successiva retromarcia e l’approvazione di una nuova formulazione che consente questo passaggio “solo nel caso di immissione in ruolo” e non più “in nessun caso”. Sconfessione totale della neo-vulgata tremontiana invece da parte dei soliti noti, il triumvirato turbocapitalista Marcegaglia-Brunetta-Scajola. Con tanto di equiparazione continuità lavorativa uguale fannullonismo assenteista, proclamata a tambur battente dall’inquilina di viale dell’Astronomia, lestamente accorsa a bollare l’exploit ministeriale come un rigurgito passatista figlio del secolo scorso. Il Popolo della Libertà delle partite Iva ora schizofrenicamente si scinde in due, cercando di recuperare consensi nell’area del lavoro dipendente, ridotto a brandelli dalle smanie riformatrici bipartisan. Di fronte al vertiginoso calo dei consumi e alla insufficienza drammatica di ammortizzatori sociali degni di questo nome, il Governo teme come la peste i prossimi mesi. Quelli che faranno inevitabilmente rima con fine della cassa integrazione, licenziamenti e ulteriore inabissamento della domanda di beni e servizi. E allora che fa? Riscopre o fa finta di riscoprire le antiche virtù dell’old style of job, quello delle garanzie e delle tutele, del favor prestatoris e della centralità delle stabilizzazioni. Ma non troppo però, altrimenti all’Eur le narici potrebbero sbuffare scarmigliando il padronal-baffetto. Un po’ sociali, un po’ liberali, un po’ rossi, un po’ gialli. Il Buon Walter ha fatto scuola.
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