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Periodico plurisettimanale a carattere politico culturale
Aut. Tribunale di Roma Sezione Stampa e Informazione - n. 24/2004

     

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Date a Cesare...

di Paolo DANIELI


RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO:

Il cardinale Tarciso Bertone, segretario di Stato, è intervenuto nel dibattito sulla pressione fiscale in Italia affermando: «Noi siamo con il Vangelo, che dice “ date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” e con San Paolo che invita a pagare le tasse. Tutti dobbiamo fare il nostro dovere, il salmo 71 della Bibbia dovrebbe essere il programma del politico cristiano: rendere giustizia ai poveri e salvare la vita ai miseri. Il politico deve avere attenzione per i più deboli ed i poveri e deve far sì che non ci siano ingiustizie nella distribuzione delle risorse dello Stato».
Già il fatto che il Segretario di Stato vaticano abbia sentito il bisogno di indicare la posizione della Chiesa sulla questione fiscale la dice lunga su quanto vero e pesante sia il malcontento della gente nei confronti di un erario decisamente troppo vorace. Chi voleva sminuire o eludere il problema bollandolo come demagogico è servito. Il problema tasse c'è ed è grave. E lo è quanto non lo è mai stato. Al punto da far intervenire anche il Segretario di Stato vaticano, cosa non certo abituale.
“Date a Cesare...” dice il cardinale. Enunciazione evangelica di grande equilibrio che stabilisce due fondamentali principi: la separazione Stato/Chiesa ovvero politica/religione e l'obbligo di onestà sia nei confronti dello Stato che nei confronti di Dio. E se cita S. Paolo, che invita a pagare le tasse, il cardinale Bertone continua dettando la linea politica del cristiano: rendere giustizia ai poveri e salvare la vita ai miseri. E termina facendo obbligo al politico di avere attenzione per i più deboli ed i poveri e di fare in modo che non ci siano ingiustizie nella distribuzione delle risorse dello Stato.
È normale che la dichiarazione e di un personaggio tanto autorevole abbia tentato molti a darne un'interpretazione interessata, tirandola di qua e di là. Capire però qual è la posizione della Chiesa su un tema tanto importante e attuale, al di là di quello che ognuno vorrebbe sentirsi dire, è un'operazione politica che merita d'esser fatta, specialmente da una forza politica, qual è la Destra, che con la dottrina sociale della Chiesa ha tradizionalmente tanto in comune.
Dando per scontato l'obbligo di pagare le tasse e di tenere separate le cose dello stato da quelle della religione, rimane, nel discorso del cardinale, il richiamo alla giustizia sociale: “rendere giustizia ai poveri e salvare la vita ai miseri”. Il sistema politico sociale italiano ed europeo in genere è basato su questi concetti. La previdenza sociale, il sistema sanitario fondato sul principio universalista, la tendenza ad un costante riequilibrio economico e sociale, l'esistenza di un forte ceto medio sono le risultanti più evidenti di come questi principi stiano alla base del nostro sistema sociale.
Ma è la conclusione dell'intervento cardinalizio la più rilevante per capire qual è la posizione della Chiesa sulla questione tasse. Dicendo che il politico si deve fare carico che «non ci siano ingiustizie nella distribuzione delle risorse dello Stato» il dito viene messo nella piaga. Sostanzialmente Bertone afferma che il politico deve vigilare e, anzi, “fare sì” che lo Stato sia giusto, ovvero che Cesare si comporti bene. Perché se ci sono ingiustizie nella redistribuzione delle risorse dello Stato, cioè se Cesare si comporta male, il politico deve intervenire. Appare dunque chiaro che la condizione necessaria per la riscossione del tributo da parte di Cesare è di essere Cesare, ma non è sufficiente. Cesare per esigere il tributo deve anche assolvere al dovere di re-distribuire secondo giustizia le risorse avute dai cittadini con le tasse. Cosa che notoriamente in Italia non avviene e che è alla base della protesta fiscale di cui si parla in questi giorni.

 

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