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Periodico plurisettimanale a carattere politico culturale
Aut. Tribunale di Roma Sezione Stampa e Informazione - n. 24/2004

     

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Lettera aperta agli iscritti ad Alleanza Nazionale

di Paolo SCAVARELLI


“Se ritorno con la mente alle ragioni profonde che, molti anni fa, mi hanno portato ad aderire alla destra politica, in Alleanza Nazionale non ne ritrovo oggi che il ricordo.
E' il ricordo di battaglie politiche ed ideali che, pur nel trascorrere degli anni e nel mutare dei tempi, hanno tracciato sin qui il nostro cammino, un cammino percorso insieme a tanti di Voi, a quella autentica Comunità politica che è il popolo della destra, di quella destra che ha sempre posto, anche a costo di grandi sacrifici, valori semplici e profondi come linee guida della propria azione.
Non parlo di programmi, di formule, di alleanze, di convergenze ed equazioni, di sofisticati giochi di potere, parlo di onestà, di onore e di lealtà, parlo di coerenza, di coraggio, di Patria e di giustizia sociale; parlo insomma di quelle cose che hanno fatto grande la destra e di cui non si parla più da troppo tempo in quella che avrebbe voluto essere e, per molti anni ho sperato davvero che fosse, la grande destra di tutti gli italiani schierati sulla frontiera ideale della Rinascita nazionale.
La destra di cui in molti abbiamo il ricordo, si dirà, era la destra neofascista, quella un po' contraddittoria e confusa, perennemente in bilico tra modernità e nostalgia, quella esiliata ai confini della storia e nel ghetto della vita, quella della testimonianza e di un orgoglio perennemente inattuale.
Può essere. Ma quella era anche la destra dei Valori e del rigore morale. Ed è bene oggi ricordarlo, perché a Fiuggi è proprio il neofascismo che avevamo giustamente deciso di abbandonare, non certo quei Valori, non certo il rigore morale.
Per troppo tempo la principale preoccupazione della classe dirigente di AN, ad ogni livello, è stata quella della c.d. legittimazione democratica, e lo è stata a tal punto da divenire per tutto il partito una vera e propria ossessione che, specie negli ultimi anni, ha espulso nei fatti ogni accenno a qualsiasi riferimento storico o culturale che potesse, anche solo per un attimo, rischiare di conferire alla destra italiana una identità, una identità capace di esigere da chiunque, in qualunque posizione si trovasse ad agire per il partito, al governo o all'opposizione, serietà e coerenza.
La necessità di rimuovere ogni diffidenza, in sostanza, ha da prima indotto la sua dirigenza ad una rimozione forzata del proprio passato (vissuto inspiegabilmente dai più, salvo rarissime eccezioni, con imbarazzo se non addirittura con un vero e proprio senso di colpa) e ora la sta svuotando progressivamente, lentamente, ma inesorabilmente, di tutto ciò che la caratterizza, di tutto ciò che la identifica, la distingue; insomma, la sta svuotando di ogni differenza.
Specie negli ultimi anni in AN si è fatto così, di errori e conquiste, tutto un gran fagotto da gettare frettolosamente alle ortiche, tanto è vero che oggi tanti nostri dirigenti sembrano emergere letteralmente dal nulla e, dunque, non vi è poi da stupirsi se parlano senza dire niente, espressioni emblematiche del vuoto della nostra epoca. Ma nonostante tutto questo, nonostante le abiure e i cambiamenti, permanendo comunque, in certi ambienti (quelli che contano per davvero) una certa diffidenza, da qui a breve, ci verrà dunque richiesto di compiere il passo definitivo: rinunciare ufficialmente ad essere destra.
Così, di fatto, per poter ancora aspirare a posizioni di governo, AN sarà chiamata a gran voce dalla sua stessa classe dirigente a rinunciare a tutto ciò che la caratterizza, in definitiva, a rinunciare a sé stessa. Le idee, dopo tutto, come Voi tutti ben sapete, sono già state progressivamente, giorno dopo giorno, sostituite dai programmi, i volantini dalle delibere, i militanti dalle tessere, i Valori e le speranze dai contributi, dai finanziamenti e le raccomandazioni. So di non dire nulla di nuovo, questa è la politica pragmatica, realista, finalmente matura e concreta di Alleanza Nazionale. Ma, giunti a questo punto, mi chiedo: si può ancora chiedere ad un giovane di militare in un partito (se `militare' è ancora un termine consentito in un ambiente politico dove deve dominare sempre e comunque un linguaggio moderato) in cui la sua classe dirigente passa la maggior parte del proprio tempo sul lettino dello psicanalista?
Ma, giunti a questo punto, mi chiedo: si può anche solo pensare per un giorno di rimanere in un partito che quotidianamente trova la propria legittimazione non più nel modello di società che propone o nei Valori di cui è portatore ma ormai solo (o principalmente) nella possibilità per i suoi esponenti di partecipare a Consigli di Amministrazione di Enti o Società di ogni genere, a Giunte o a candidature per incarichi di ogni tipo e di ogni livello?
Si può condividere il proprio destino con persone a cui ormai, nella maggior parte dei casi, non interessa assolutamente più nulla dare un futuro alle proprie idee ma esattamente il contrario, cioè professare solo quelle idee che si ritiene possano avere un futuro e aiutino quindi a far carriera?
Si può in tutto questo giocarsi quotidianamente la faccia, camminare a testa alta, guardarsi ancora allo specchio?
Certo, si può. Ma l'importante è avere chiaro tutto questo. L'importante è che in fondo ciò che interessi veramente sia proprio partecipare a questa disfatta travestita da festa, partecipare alla politica efficiente e matura delle clientele, alla politica pragmatica della gestione del potere, la politica della concretezza, dei conti da pagare, la politica del salumiere e del suo garzone, che a volte si traveste da parlamentare, a volte da assessore, ma è sempre lì, con in mano la lista della spesa da recapitare.
Ma non è proprio questa la politica che per decenni la destra ha avversato e combattuto? Ma non è questa la politica che quotidianamente calpesta i cittadini con la sua arroganza? Ma non è questa la politica che genera in ogni persona onesta disprezzo e disgusto per la politica stessa? Ma non è questa quella politica che, vantandosi di essere capace di generare privilegi e fortune per gli amici, alla fine produce anche sofferenza, ingiustizia profonda per gli indifesi, per i non protetti, per i non garantiti? Ma non era proprio per protestare contro questo sistema che da ragazzi scendevamo in piazza? Non era per protestare contro queste cose che denunciavamo per il nostro Paese l'urgenza di una politica nuova che avremmo dovuto realizzare da destra? Come lo si può dimenticare?
Allora no, se si è coerenti con la storia della destra, non si può. Non è questo infatti che abbiamo deciso a Fiuggi, non è questo il progetto che avevamo inteso realizzare aderendo e costruendo Alleanza Nazionale. A Fiuggi, vorrei ricordare, abbiamo lasciato la “casa del Padre” per costruircene una nuova, più funzionale e luminosa, una grande casa dove potessero trovare spazio ed accoglienza i tanti che ci chiedevano di entrare, che chiedevano di condividere il nostro arredamento e le nostre bandiere. Oggi ci viene chiesta una cosa ben diversa. Ci viene chiesto di trasferirci tutti buoni e zitti in casa d'altri cercando, tra l'altro, di entrare pulendoci l'anima e i piedi senza far rumore, senza disturbare. C'è una bella differenza tra la modernizzazione della destra e il voltafaccia. Nel momento, dunque, in cui sono giunto alla sofferta ma serena decisione di ritenere ormai conclusa la mia esperienza in un Partito politico che, nel mio piccolo, nella mia Verona, ho comunque contribuito a fondare, un partito a cui ho dato molto e dal quale ben di più ho ricevuto, voglio solo qui ricordare quanto già scrissi molti anni fa ad alcuni amici quando, in altri tempi, in una Italia devastata dalla partitocrazia e dalla corruzione, decidemmo di abbandonare l'esperienza del Movimento Sociale Italiano per dare vita a qualcosa di nuovo di cui allora non avevamo ben chiaro neppure il nome, allora scrissi a quegli amici che “....un partito, qualsiasi partito, è solo uno strumento per affermare le proprie idee e nessuno strumento può essere valido in eterno”.
Oggi che, nonostante le apparenze, ritengo sia essenziale per il futuro del nostro Paese tentare con Francesco Storace una strada nuova per dare finalmente corpo e voce alla “rivoluzione conservatrice”, oggi semplicemente credo sia più importante la fedeltà alle cose in cui veramente si crede rispetto alla fedeltà ad un leader, semplicemente credo sia più importante il “patriottismo delle idee” rispetto al “patriottismo di partito” e che, dunque, a maggior ragione, quella mia considerazione di un tempo debba oggi valere anche per Alleanza Nazionale.
Con l'affetto e l'amicizia di sempre”.
Luglio, Estate 2007


 

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