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IL LEONE FERITO
ELDA BELLI
Colpendo Berlusconi, qualcuno vigliaccamente nell’ombra ha cercato di abbattere il leone che si è sempre sentito il re della foresta. Guarda caso, mirando alla bocca. Ma quando ci si sente un re si reagisce e facendo appello all’orgoglio, superando il dolore e lo stordimento, si mostra, come ha fatto lui, il proprio volto insaguinato per parlare agli italiani e al mondo con più eloquenza di una telecronaca di parte. Da quel giorno, un coro di voci si sono levate per condannare l’accaduto. Alcune sincere, altre ambigue, ipocrite e false. I politici si accusano l’un l’altro di colpe e responsabilità ed ogni dibattito in TV fa pensare che il popolo votando non ha mandato in Parlamento persone deputate a governare il Paese ma guerriglieri che senza scrupoli si stanno facendo la guerra per qualche voto in più o per rovesciare l’avversario con qualche scappatoia, sia essa calunnia o atto giudiziario. I signori della politica non hanno capito quanto sia stanco il cittadino telespettarore delle loro guerre mediatiche che generano odio innescando una spirale di risentimento e di rabbia che sfocia nel disordine e nella violenza. Berlusconi è un personaggio complesso, non tutto ciò che fa e dice può essere accettato; infatti, alla sua capacità di imprenditore e di pubblicitario, alla genialità delle sue ottimistiche intuizioni, contrappone il suo ego ritenendosi al di sopra di ogni cosa o persona che possa contrastarlo. Ciò non può che procurargli antipatie. Nessuno credo possa, però, negare che le iniziative che prende le segue e le porta a termine con tenacia e convinzione, senza risparmiarsi fisicamente, incurante degli ostacoli che, via via, gli vengono posti. Credo sia doveroso riconoscerglielo perché questo lo ha ampiamente dimostrato. Sono mesi che sentiamo dire che bisogna cacciare Berlusconi, addirittura abbatterlo, qualcuno ci ha provato riuscendoci sono in parte. Il leone si rialzerà e con una zampata di orgoglioso ottimismo ridarà forza alla sua azione governativa. Rimessi a posti i denti, tornerà sorridere a 360 gradi, come è solito fare. E’ l’augurio che un’Italiana fa al Capo del governo del suo Paese. Quel colpo ben mirato, che ha raggiunto il bersaglio voluto per zittire una voce e spegnere un sorriso, dimostra al mondo che la violenza mortifica la democrazia, uccide la speranza, deforma la civiltà, da qualunque parte provenga. Potrà abbattere i potenti ma non servirà a ristabilire la pacifica convivenza politica - auspicata dal nostro Presidente della Repubblica - se chi vi partecipa lo fa lanciando rabbiose accuse e, brandendo l’arma della calunnia, sembra covare il desiderio di sfasciare gli equilibri del sistema democratico. Un avvenimento, quindi, che invita a riflettere; ai politici il compito di coglierne l’occasione.
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